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INSIDE CHINA

EDITORIAL

INSIDE CHINA

by the PDA editorial staff

Inside China

China, Guangzhou. Photos by D. Luca

Non abbiamo saputo resistere alla tentazione di dedicare un nostro numero alla Cina. È la prima volta che PDA tratta interamente non un tema astratto ma l’analisi di una realtà contemporanea in termini geo/socio/economici. Osservando gli orientamenti editoriali di questo settore, si può dire che ogni rivista d’architettura o d’arte che si rispetti abbia nelle sue corde un numero monografico sul dragone asiatico, il cui impatto culturale nella nostra vita quotidiana è ormai sensibile.

La verità è che fino agli anni ‘90, la Cina è stata oppressa da una situazione economica arretrata e da un isolamento politico, nei confronti delle altre nazioni, piuttosto distruttivo. Oggi, i fenomeni che vanno analizzati sono completamente diversi: osserviamo un paese che sta mantenendo un sistema produttivo ad altissima resilienza, con mastodontici interventi di massicci capitali statali e privati che spingono in direzioni prestabilite – ma è anche un paese che si sta aprendo sempre più al mondo non tanto per contaminarsi con esso, quanto, così sembra, per conquistarlo economicamente.

Nonostante la Cina rappresenti ancora oggi una realtà così distante dal mondo “occidentale”, sotto diversi aspetti, usi e costumi,  ad ogni modo la sua sfera di influenza è notevole sia nella macroeconomia  che per quanto riguarda gli stili e un preciso modello di vita. Spesso si parla di essa in maniera indiretta, menzionando l’indice di chiusura della Borsa di Shenzhen per esempio: questo è solo uno dei motivi principali per cui ci interessa. Essa rappresenta nell’attualità il più grande caso di crescita in senso fisico ancora prima che economico.  È utile fare un’attenta distinzione tra i concetti di crescita e sviluppo, inteso quest’ ultimo come  un’evoluzione del tessuto economico-sociale di cui è composta una nazione o un popolo.

Crediamo che la storia recente del colosso asiatico mostri al mondo intero un tipo di crescita per lo più esponenziale, una sorta di capitalismo che si espande con una velocità di cui la storia dell’uomo non ha memoria; ma crescita non significa (o almeno non significa necessariamente)  anche sviluppo. Purtroppo bisogna osservare che il modello Cinese in realtà non è che un caso eclatante, in parte, di quello che accade in tutte le economie globalizzate : più che le idee innovative, ad influenzare le scelte della politica economica sono sempre più  i numeri e gli indici di borsa. Ciò implica il fatto che chi prende le decisioni non pensa alle persone che compongono una nazione ma a marcatori come l’indice del prodotto interno lordo. In definitiva, la crescita può anche essere registrata dalle statistiche , ma la situazione reale presenta più aspetti che andrebbero attenzionati.

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EDITORIAL

INSIDE CHINA

by the PDA editorial staff; translations by Orazio Caruso and Luigi Cavallo

Inside China

China, Guangzhou. Photos by D. Luca

 

We couldn’t resist to temptation to dedicate an our issue to China.

It is the first time that PDA is not entirely an abstract issue but an analysis of a contemporary geo / socio / economic reality. Observing the editorial guidelines for this area, it can be said that every self-respecting architectural or art magazine has a special issue about the Asian dragon, whose cultural impact in our daily lives is now perceptible. The truth is that until the ‘90s, China has been oppressed by a backward economy and a political isolation against other nations, which is rather destructive.

Today, the phenomena to be analysed are quite different: we see a country that is maintaining a very high resilience production system, with gigantic interventions of massive state and private capital that push in designated directions – but it is also a country that is opening up more and more to the world. Moreover, this happens not so much to be defiled with it, but rather, it seems, to conquer it economically.

Although China still represents a reality which is so far away from the “Western” world, in many ways, customs and traditions, however its sphere of influence is remarkable both in macroeconomics and in styles as well as a precise kind of living. Often we talk about China indirectly, mentioning the Shenzhen Stock Exchange closing index for example: this is just one of the main reasons why we are interested in it. Today, it represents the largest physical growth, not just in economic sense. Therefore, it is useful to make a careful distinction between the concepts of growth and development, meaning the latter as a real evolution of the economic and social fabric that makes up a nation or a people.

We believe that the recent Asian giant’s history shows the world a mostly exponential kind of growth, a type of capitalism that expands with a speed of which the history of mankind has no memory; but growth doesn’t mean (or, at least, not necessarily means) also development. Unfortunately, we must observe that the Chinese model is nothing more than a striking case, partly, of what happens in all globalized economies. So the choices of economic policy are increasingly influenced by the numbers and by stock market indices rather than by innovative ideas. This means that decision-makers do not care about the welfare of the people who make up a nation, but about markers as the index of GDP. Therefore, the growth can also be recorded in statistics, but the real situation often presents more aspects that would need to be taken into account.

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Author: Orazio Caruso

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